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Casa del Podestà

 

Casa del Podestà

Il giardino interno della Casa del Podestà

 

Un importante esempio di casa - museo sul lago di Garda.
Ugo Da Como (Brescia, 1869-Lonato, 1941), Senatore bresciano e importante studioso, costituì nell'antica Casa del Podestà veneto le sue raccolte artistiche e librarie.
La Fondazione da lui istituita è un saggio eloquente del gusto collezionistico d'inizio secolo. Il 21 aprile 1929 Ugo Da Como esprimeva nel testamento olografo la volontà di istituire un Ente Autonomo con lo scopo "... di giovare con le mie raccolte d'arte e di storia, coi libri, gli incunaboli, i codici, i manoscritti, agli studi, svegliando nei giovani l'amore alle conoscenze (...) intendo che la casa detta del Podestà, le annesse biblioteche, e i mobili rimangano come ora si trovano, senza cambiamenti che ne pregiudichino l'attuale armonia. L'animo, che creò e raccolse, ebbe questa visione, che spera non sia turbata (...)". Così il Senatore, personaggio dalla raffinata cultura, noto politico esponente della corrente Liberale Democratica Zanardelliana e importante storico, riprese una tendenza iniziata nella metà dell'800: quella di istituire musei cosiddetti "privati", non dipendenti dallo stato o da enti locali.

Ritratto del Senatore Ugo Da Como
Ritratto del Senatore Ugo Da Como. Miniatura su avorio.
Ugo Da Como scelse quale scrigno per le sue collezioni la antica casa del Podestà in Lonato che acquistò nel 1906: un edificio di origine quattrocentesca che un lungo abbandono per tutto l'800 ridusse quasi ad un rudere.
Quale fascino dovette esercitare, per il colto studioso, quel luogo che ospitò i garanti del potere veneto per quasi quattro secoli! Immediata fu la scelta di riportare ad una condizione "originaria" l'antica dimora che i lavori di restauro e trasformazione, condotti dall'architetto bresciano Antonio Tagliaferri (1906-1909), riproposero in stile rinascimentale, seguendo cioè i dettami della ormai consolidata tradizione del revival degli stili della cultura storicista: caratteri tutti della realtà architettonico - decorativa bresciana di quel periodo.
Le pareti esterne si arricchirono di suggestivi motivi ornamentali ad affresco e di una grande quantità di frammenti in pietra, marmo o terracotta e di stemmi nobiliari, caratterizzando a tal punto la casa che per alcuni studiosi assumerebbe l'aspetto di un vero e proprio lapidario. Come Gian Giacomo Poldi Pezzoli, il cavalier Federigo Stibbert, l'artista Lodovico Pogliaghi,
i fratelli architetti Bagatti Valsecchi, anche se in misura e qualità differenti, Ugo Da Como raccolse amorevolmente e con instancabile passione non solo i libri, i dipinti, i mobili, ma anche numerosi oggetti d'arte applicata, secondo quella moda "antiquaria" così diffusa sin dall'Ottocento nelle raccolte pubbliche e private
Incunaboli della Biblioteca
Alcuni incunaboli della Biblioteca.

Appare comunque chiaro, visitando questa singolare raccolta, che il collezionista intese raggruppare una grande quantità di documenti d'interesse storico - iconografico circa la storia di Brescia, del lago di Garda, della stessa Lonato, criterio che ci è pure confermato da una apposita sezione nella Biblioteca, relativa all'argomento bresciano e benacense.
Ecco perché lungo le pareti delle stanze è facile incontrare le fisionomie di personaggi rappresentativi della "nostra" storia, come Laura Cereto, Jacopo Bonfadio, Cristoforo Martarelli, Edoardo Resini. Non mancano inoltre manufatti di produzione lombardo - veneta: cassapanche mantovane, cassoni nuziali lombardi, sculture dei valsabbini "Boscaì".
E ancora, in buona misura, è rappresentata la scuola pittorica bresciana: tre strappi da affresco della bottega di Girolamo Romanino, una tavoletta di Paolo da Caylina il Giovane, una tela di Luca Mombello e composizioni di Giorgio Duranti nonché una rara opera di Gaudenzio Botti.
Le venti sale che ospitano le collezioni sono elegantemente allestite riprendendo modi e tipologie decorative antiche, senza un particolare ordine cronologico, secondo cioè quel gusto cosiddetto "eclettico".

Pergamena donata al Senatore Ugo da Como dai cittadini di Lonato nel 1919Pergamena dedicatoria donata al Senatore Ugo da Como dai cittadini di Lonato nel 1919.

Alcuni ambienti sono impreziositi da importanti soffitti a cassettoni della seconda metà del Quattrocento, riccamente intagliati e decorati; furono prelevati da palazzi patrizi cittadini e riadattati a queste sale durante il primo trentennio del secolo. L'esemplare nella "Sala Antica", proveniente da Palazzo Ugoni, fu donato dall'amico Marziale Ducos, grande stimatore della attività politica del Senatore.
Già, un dono. Da Como inseriva spesso nell'arredamento ricordi ricevuti da ammiratori o da quelle persone che con lui condividevano l'amore per gli studi, gli ideali di vita. E' questo il caso di Pompeo Molmenti, anche lui Senatore, che lasciò in eredità il paesaggio eseguito dal bellunese Marco Ricci e un disegno preparatorio per l'incoronazione della Vergine di Gianbattista Tiepolo. Altri oggetti provengono, oltre che dai maggiori mercanti italiani, da collezioni private bresciane disperse agli inizi del secolo.
Ma certamente il Senatore condusse le sue più oculate acquisizioni nel campo bibliofilo, costituendo una biblioteca ricca di circa 52.000 titoli, gli esemplari di maggior pregio e rarità spaziano tra il XII e il XIX secolo. Il fondo comprende pure una nutrita raccolta di disegni e stampe, pergamene, documenti svariati e, non per ultime, le 48 lettere che il poeta Ugo Foscolo scrisse all'amata contessa bresciana Marzia Martinengo.
Proprio per questi oggetti tanto amati, i libri, Da Como fece costruire nel 1923, ancora in forme rinascimentali, un nuovo e curioso edificio: quella che apparentemente sembrerebbe una chiesetta, disgiunta dal corpo principale della casa, è invece la biblioteca. Luogo di cultura, luogo sacro.

La sala Bresciana della BibliotecaLa sala Bresciana della Biblioteca

Nel primo ambiente dedicato quasi interamente ai libri, campeggia una scultura in bronzo riproducente la "Vittoria Alata", mentre la seconda stanza, al primo piano, denominata "Sala Bresciana", custodisce il bronzetto preparatorio per il monumento ad Arnaldo Da Brescia eseguito nel 1882 da Odoardo Tabacchi, questo primo bozzetto fu scartato, forse per l'eccessiva veemenza con cui l'eretico pare rivolgersi alla folla.
Solamente da due anni si sono potute riaprire le porte agli ospiti del Senatore; dopo la sua morte, avvenuta nel 1941, la Casa rimase chiusa per circa cinquant'anni ed immutata è giunta sino a noi: i mobili, i dipinti, gli innumerevoli oggetti hanno mantenuto la collocazione voluta dal raffinato proprietario, facendo sì che questa suggestiva dimora possa con diritto affiancarsi alle più importanti case - museo lombarde ed italiane.
Con una certa emozione si possono oggi ripercorrere quegli ambienti così densi di storia, testimoni di un passato, di un gusto, di una profonda passione e cultura. Dagli austeri ambienti di rappresentanza all'incantevole giardino, digradante sull'antico borgo di Lonato, è impossibile non rivolgerci col pensiero a questo grande Signore bresciano. "... sento di non vivere inutilmente, perché non passa giorno senza che avvenga qualche miglioramento o qualche aggiunta alle mie raccolte (...). Parmi che nulla possa dare compiacenze più profonde del desiderio di lasciare un bene che resti e che giovi...".